di Helen Chiappini
Cari studenti e cari genitori,
mi chiamo SCUOLA (per qualcuno potrei chiamarmi pure “sQuola”), ho centinaia e centinaia di anni, ma mai come in questo periodo mi sono sentita in dovere di scrivere una lettera aperta.
Voglio dire la mia su quello che sta avvenendo nel nostro bel Paese, visto che le novità mi riguardano in prima persona.
Le mie amiche di altri stati (shool, école..) vivono certamente notti più tranquille delle mie; mi sento da anni sotto accusa, come se non fossi più in grado di far bene il mio lavoro: formare i ragazzi culturalmente ed umanamente.
Tante le novità apportate nel corso degli anni, tanti i fondi che mi sono stati “tagliati” in nome di quegli sprechi, che in realtà, non sono mai stati veramente eliminati.
La cosa più raccapricciante, è che mi sento come un burattino nelle mani di un inesperto burattinaio, e non è una nuova sensazione, al contrario è un qualcosa che, purtroppo, percepisco da tanto tempo, e questo lo scrivo perché a me, della politica non me ne importa niente. Il mio unico interesse sono e saranno sempre gli studenti.
Ed è a loro che io voglio pensare. L’idea del maestro unico, un po’ retrò, è certamente un modo per dare un taglio netto ai soldini che mi arrivano, ma per i bambini della scuola primaria? E’ davvero un bene confrontarsi con un’unica persona che per quanto preparata, non sarà mai grado veramente di spaziare dall’italiano alla matematica, alla storia, fino alla geografia…? Il punto di domanda è d’obbligo.
Non solo. Tagli alla spesa, tagli ai posti di lavoro. Malcontento. Ma in questo discorso non mi addentro ulteriormente, se non per dire che spero almeno che nella scuola rimangano i migliori di insegnati, perché altrimenti, se prima, mediamente, un bambino poteva avere dei problemi con una materia, da oggi, li avrà con tutte (maestro unico = buona preparazione in tutte le materie oppure scarsa preparazione partendo dalla considerazione che questi due termini sono strettamente legati l’uno all’altro).
Per ciò che concerne le scuole superiori, il voto in condotta, non è un qualcosa di negativo. Anche se di certo, non sarà risolutivo.. (e notate pure che Scuola acculturata sono, v’ho pur fatto la rima!).
L’altro argomento che fa tanto discutere è la trasformazione di mia sorella, Università, in fondazione. Su questo argomento ho deciso di soffermarmi un po’ di più, mettendo in chiaro qualcosina del mio punto di vista, nell’interesse del Paese e prima ancora di ogni studente.
Consentire i finanziamenti privati all’Università, facendo per così dire, “entrare le imprese” nella gestione, può essere un bene. E la mia affermazione la pongo in modo ipotetico, perché sarebbe un ottimo modo attraverso il quale, non solo creare un ponte diretto tra studio e lavoro, ma anche e soprattutto un modo attraverso il quale orientare lo studio, eliminando tutte quelle “chiacchiere” che nella vita pratica non servono.
Ovviamente, questo non significa, però, che le imprese Continua a leggere