Di Helen Chiappini
Quest’oggi ho un ospite speciale da presentare a tutti, un caro amico, che alla domanda “Ti posso
intervistare? Ti va di fare un salto da noi per raccontarci un po’ di te?” ha sarcasticamente risposto “Certo, non ci sono problemi, anche se mi fa ridere perché sono più piccolo di te!!!”. Dunque: impertinente, geniale, creativo, è un giornalista davvero da tenere d’occhio, in poche parole, Paolo Esposito.
Raccontaci qualcosa di te e di come hai intrapreso la strada del giornalismo: chi è Paolo Esposito?
Ho 22 anni, studio Giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli e sono un giornalista pubblicista, per caso e per gioco. Sono stato corrispondente per Il Denaro, Denaro TV, La Voce d’Italia, Narcomafie, Libera Informazione, TV Luna, La Gazzetta di Caserta, Il Giornale di Caserta, l’agenzia di stampa Caserta24Ore, numerosi portali on line, tra cui Articolo21, Nazione Indiana, Telegiornaliste, InPolitica, e conduttore di Radio Nuove Voci. Sono stato inoltre addetto stampa per alcune importanti associazioni, tra le altre il Touring Club, ed ho avuto tra l’altro la fortuna di partecipare come ospite ad una puntata di Anno Zero, in diretta su Raidue, dal titolo “Ritorno a Gomorra”. Attualmente sono corrispondente da Napoli per StreetCam, nuovo format di approfondimento giornalistico prodotto dalla Link Campus University e condotto da Mario Adinolfi, in onda in diretta da Roma su Nessuno Tv (Canale 890 di Sky). Collaboro con il mensile campano Fresco di Stampa e curo i rapporti con la stampa per la Libreria Mondadori di Aversa. Sono coautore di www.caffenews.wordpress.com, la cui storia è legata al mio primissimo articolo dal titolo eloquente, “Na tazzulella ‘e cafè”. Il sito si presenta come un ponte tra Nord e Sud Italia ed è punto d’incontro per chi ha lasciato il Mezzogiorno. Citato dai maggiori quotidiani internazionali, tra cui il New York Times, grazie ad un lancio dell’agenzia Reuters, Caffè News è approdato di recente su Raitre alla rubrica del Tg3 Neapolis e si è aggiudicato il Premio Nuove Muse 2008 per la categoria Informazione Multimediale. Alcuni miei articoli pubblicati su Caffè News sono stati anche ripresi dalle pagine napoletane di Repubblica e da quelle casertane de Il Mattino. Credo di aver da sempre avuto nel DNA il gene del giornalismo, quella che Enzo Biagi chiamava vocazione, ma che io ho sempre chiamato voglia di “giocare” a fare il giornalista. Quasi a fare da eco a Biagi, Indro Montanelli diceva che i giovani vanno buttati a mare per vedere se sanno nuotare ed io in questo mare, non avendo un “santo” in paradiso, con umiltà mi ci sono buttato da solo a capofitto a sedici anni, quando andai a bussare letteralmente alla porta della redazione di un giornale.
Fatti conoscere meglio dai nostri lettori, cosa fa Paolo nei momenti liberi?
Questa domanda mi ci voleva proprio, giusto per far capire ai vostri lettori che, dimessi i panni “istituzionali” del giornalista, sono come tanti. Anzi di panni “istituzionali” non ne ho mai indossati, basti pensare che qualche mese fa ho tentato di entrare a Montecitorio con una comune t-shirt, fallendo miseramente. Nella vita di tutti i giorni mi piace la buona compagnia, stare tra la gente. Ne è la riprova la mia esperienza di animatore e oltre dieci anni di scoutismo. Spesso mi diverto ad animare o, a seconda dei casi, rianimare, gli amici con la mia chitarra, ma amo soprattutto cantare.
Una volta mi hai raccontato di quando a dieci anni hai scritto una lettera al sindaco della tua città e mi ha fatto sorridere, perché anch’io più o meno negli stessi anni ho scritto una lettera ad un giornale locale lamentando la fatiscenza di uno dei posti più belli al mondo, nessuno ha mai pubblicato quel pezzo. Trovi che a volte il buon giornalismo, quello di denuncia sia ostacolato?
Mi dico sempre che se fossi nato altrove, che so, in qualunque altra città che non sia nel Mezzogiorno d’Italia, non avrei né deciso di studiare Giurisprudenza, né tantomeno di “giocare” a fare il giornalista. E’ il contesto in cui si vive che ci fa acquistare quella sensibilità e quei valori che molto probabilmente non potremmo scoprire mai del tutto in una grande città al di là del Garigliano o comunque in una regione meno oppressa della mia. Sono tanti gli episodi che mi hanno avvicinato al giornalismo, tutti uniti però da un filo conduttore, proprio la denuncia delle cose che non vanno nella terra in cui vivo. A dieci anni infatti scrissi con i miei amici una lettera al sindaco del comune di Teverola, il paese in cui abitavo, lamentando la mancanza di un campo di calcio. La notizia suscitò interesse, fu ripresa dalla stampa locale e il sindaco decise di riceverci in comune per ascoltare le nostre ragioni. Il campo di calcio è arrivato… ma dopo altri dieci anni. Credo che il giornalismo di denuncia e quindi quello d’inchiesta non fanno certo comodo ai più, basti pensare da una parte alle non poche difficoltà che incontra ad esempio l’ottima Milena Gabanelli con la sua squadra per mettere su una trasmissione del calibro di Report e dall’altra a quanti giornalisti si sono dovuti piegare al sistema, dandosi magari a servizi meno impegnati pur di continuare ad esercitare la propria professione con tranquillità. Dopotutto stiamo assistendo a un’inversione di tendenza. Il dilagare del cosiddetto citizen journalism che con i suoi mezzi è sempre sulla notizia, più dei quotidiani cartacei, ha fatto sì che il buon vecchio giornale che non vuole certo morire iniziasse a fare un altro tipo di informazione, quella delle inchieste e dell’approfondimento giornalistico, lasciando man mano al giornalismo on-line le notizie fresche di giornata. E’ chiaro che in quelle i quotidiani telematici e la tecnologia digitale battono quella su carta!
Ed ora la domanda immancabile, come è nato il tuo spazio web, perché chiamarlo Blog? Mi sembra davvero molto riduttivo.
Caffè News, di cui dalla Campania sono autore insieme all’emiliana Marianna De Rosa, è nato da una memorabile lezione del mio professore di italiano al liceo su “Il Caffè”, il periodico più importante e prestigioso della cultura illuministica italiana nato a Milano nel 1764 ad opera di Pietro Verri. Quella lezione ha difatti ispirato prima il mio primo articolo, appunto, “Na tazzulella ‘e cafè”, sulla mancanza di un caffè letterario nella città di Aversa, arrivato tra l’altro proprio pochi mesi fa. Filosofia, quella del caffè di Verri, che è poi legata quindi anche alla nascita di www.caffenews.wordpress.com, il ponte telematico tra Nord e Sud Italia diventato punto d’incontro per chi ha lasciato il Mezzogiorno. Caffè News tende molto al portale d’informazione, ma a noi piace nelle sue vesti di blog, perché blog per noi significa fare rete e soprattutto libertà, poter scrivere ciò che pensiamo senza alcun filtro e nessun tipo di mediazione. Non ci sono posizioni unanimi, ma singole autonomie individuali.
E’ giusto chiamare “collaboratori” le persone che scrivono su Caffè News? Dacci il tuo punto di vista.
Caffè News si presenta come un blog collettivo che ha puntato a fidelizzare i propri lettori rendendoli protagonisti di una realtà senza alcun scopo di lucro che è andata crescendo passo dopo passo. Con Marianna De Rosa abbiamo infatti ritenuto opportuno portare i nostri lettori nel retrobottega di Caffè News per far capire loro gli intenti genuini dell’iniziativa, sono stati poi loro che hanno deciso di non abbandonarci, di seguirci e diventare così da lettori anche autori. Più che collaboratori direi quindi che, più del campano e dell’emiliana, loro sono proprio l’anima di Caffè News.
Invece, dicci, qual è l’inchiesta o il momento della tua vita giornalistica che ricordi con maggior gioia? Io ne conosco uno, ma non vorrei essere io a svelarlo… ti va di parlarne?
Il momento della mia vita giornalistica che ricordo con grande partecipazione emotiva è quella dell’attentato dinamitardo di alcuni anni fa al liceo scientifico Enrico Fermi di Aversa, in provincia di Caserta, che mi ispirò di getto queste parole: “Mi aggiravo nel mio liceo ferito, tra magistrati, forze dell’ordine, testimoni, giornalisti noti, cameramen e fotografi in cerca di scoop. Il caso mi aveva portato lì, ironia della sorte avevo già in auto block-notes e macchina fotografica, poco dopo lo scoppio dell’ordigno ero già sul posto per fare la cronaca di un atto efferato e assurdo. Osservavo lo scheletro di quel bagno, i volti sgomenti dei miei ex-professori, gli agenti della Polizia Scientifica intenti nei loro rilevamenti, quell’aula accanto al luogo dell’esplosione in cui pochi anni fa c’era la mia classe. Per un momento mi sono sentito contrastato tra il Paolo “ex-alunno del Fermi” e il Paolo “giornalista”, ma poi d’un tratto, quasi con un gesto istintivo, ho cominciato a scattare foto ed ad intervistare i presenti. E’ stata la prima vera volta che mi sono sentito soddisfatto della mia passione!”.
Una domanda: ma si può essere intervistati solo se Napoletani? Paolo… anche tu nella rete di Helen.. ne rimarrà uno soltanto!
Eheh chissà perchè immaginavo che prima o poi qualcuno avrebbe fatto questo commentino! Dovrebbero arrivare rinforzi a giorni… speriamo!
Si, Helen avrà una propensione per i campani in generale
Grazie per l’intervista
Dici?!?! Allora con le prossime interviste.. dovrò stupirvi!!!
Come promesso vengo a lasciare un commento sul tuo blog. Un commento a quest’intervista che mi è parsa molto ben riuscita; sarà per la loquacità dell’intervistato, sarà perchè è un tuo conoscente, ma a me è piaciuta molto. Come ti dicevo già in altri meandri della rete il guizzo, la verve, le capacità ci sono. Secondo me (e leggi piano se soffri di cuore) puoi diventare una giornalista davvero in gamba. Ho leto poco è vero. Ti conosco poco; lo è altrettanto, ma da come avrai capito non mi sbilancio mai su cose di questa importanza, dunque…
Grazie Ciro,
Grazie davvero!!!!! Non ho mai pensato di diventare giornalista, ed in realtà non ci sto pensando molto neache ora, è un gioco per me, un gioco che mi diverte… un giorno, chissà?!